taglinelcuore

-meandmybrokenheart- asked:

Mi racconteresti qualcosa?

ricordounbacio answered:

È l’una e mezza di notte, domani mattina o meglio, tra poche ore, devo svegliarmi presto perchè devo prendere un aereo e nonostante tutto, non riesco a dormire.

"Mamma mi porti in centro, devo vedere le altre, dobbiamo andare a prendere il regalo dei diciotto?" chiesi appena sveglio a mia madre.

"Certo, amore, preparati che ti porto" rispose lei dall’altra parte della casa.

Era il 20 Agosto e quella mattina, non sarei andato a comprare nessun regalo, con nessuno.

Era il 20 Agosto e quella mattina, avrei preso un treno per andare a trovare, per la prima volta, la ragazza che vive a centocinquanta chilometri da me.

Scesi a Brescia e lei mi disse che aveva avuto un contrattempo con i treni, cosi ha dovuto fare uno scalo.

Presi un altro treno anche io, da Brescia, e la raggiunsi.

Arrivai prima io di lei e l’aspettai.

Dopo una decina di minuti vidi il suo treno che stava per arrivare e io, e lei, e noi, ci saremmo visti per la prima volta.

Si avvicinava sempre di più e l’ansia non smetteva di aumentare.

Si fermò, “Stai calmo, fai finta di niente, fai il freddo” mi dissi.

Scese dall’ultima carrozza, era spaesata, non mi vedeva, la cercavo e mi cercava con gli occhi, trovati.

Si avvicinava con una mano fissa sulla faccia e camminava lentamente, io fermo sul palo e pensavo “Stai fermo… Dio mio, ma è qui veramente… Non è solo uno schermo… Dio ma…. Quanto è bella… O cazzo.”

Bella è nulla, è stupenda.

Tolse la mano dalla faccia, si buttò sul mio corpo per la prima volta, si strinse forte a me, strinse sempre più forte, “Luca, abbracciala, non fare il coglione, fai qualcosa..” pensai e alla fine l’abbracciai forte anche io.

Prendemmo un altro treno che ci portò a Brescia, dove avevamo deciso di trovarci inizialmente.

Il viaggio durò quaranta minuti e in quel viaggio: ci beccammo una multa, ma in compenso avevamo, per la prima volta, le nostre mani unite.

Arrivati a Brescia, sempre con le mani unite, andammo in un parco e cominciammo a morderci a vicenda.

Ci fu un momento in cui le morsi il collo, sentii che aveva un buon profumo e d’un tratto, senza deciderlo, smisi di morderglielo e iniziai a baciarglielo.

Le risate che stavamo facendo, in quel momento, forse per qualche secondo, svanirono.

Era arrivato il momento che aspettavamo da troppo tempo, era come se il mondo che ci circondava fosse svanito e fossimo rimasti solo io e lei.

Dal collo i baci passarono, piano piano, sulla guancia ed arrivarono, lentamente, fino alle sue labbra.

Baci su baci, morsi su morsi, sorrisi dopo sorrisi.

Le due ore che ci rimanevano insieme, su quel parco, le passammo così.

Ogni tanto passava qualcuno, ma poco ci importava, in fin dei conti eravamo solo io e lei e del mondo ce ne fottevamo pienamente.

Le cinque arrivarono dopo i mille sorrisi che avevamo stampi in faccia e alle cinque e mezza sarebbe arrivato anche il mio treno del ritorno.

Arrivati in stazione, sempre mano nella mano, lei sarebbe dovuta scendere nel sottopassaggio per prendere il suo treno ed io il mio.

Le sue mani, quando le dissi “Ciao Piccolina”, si strinsero alle mie ancora più forte dell’abbraccio che mi ebbe dato la mattina e mi guardò dritto negli occhi.

"Dammi un altro bacio" disse solo questo.

Glielo diedi, gliene diedi ancora un altro e un altro ancora, finchè non sentii la chiamata del mio treno.

Era arrivato al binario uno e dovetti prenderlo.

Non avete idea di quanto darei per avere un suo bacio ora o fra cinque minuti oppure quando ne sento il bisogno o quando ne ho voglia.

È vero che la distanza è solo un numero e due persone, insieme, possono sconfiggerlo, ma come si fa quando hai voglia di stringere una persona e ti rendi conto che quei numeri rovinano tutto?

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C’erano un ragazzo e una ragazza alla stazione. Che luogo triste la stazione, poteva dare tanta gioia, così come poteva dare tristezza in ugual modo.
-Stai tremando.-
-Anche tu. Vedi che io me ne accorgo-
-Ma io tremo perché ho freddo.-
-Si certo. Hai freddo in una delle più calde giornate estive di quest’anno. Ti credono tutti, sai?-
-Tu non ne hai il coraggio, lo ammetto io per primo. Io sto tremando perché mi stai abbracciando, e perché so che passerà tempo prima che io ti possa abbracciare di nuovo.
-……
-Ehi, hai sentito? -
Le parole le morivano in gola, lei provava a farle uscire, davvero, ma le sue labbra non riuscivano a emettere nessun suono. -
-Va bene, tu non parli, parlerò io. Mancherai. Non dico “mi mancherai”, perché non mancherai solo a me, ma ad ogni parte di me, ogni cellula di cui sono composto.-
Forse fu il rombo del treno che si avvicinava che le diede il coraggio e, mentre gli altri passanti si dirigevano sul treno, lei glielo disse: -anche tu.
Non era mai stata una ragazza di tante parole, non aveva mai detto tanti ‘ti voglio bene’ alla gente, non le piacevano i gesti d’affetto. Lui, per lei era un’eccezione. Una di quelle eccezioni che ti cambiano la vita, però.
E chissà se lui le aveva sentite, quelle due parole.
Il rumore delle rotaie calpestate dal treno cominciò. Lei se ne andò, e quando il rumore sordo del treno cessò, lui si sentì scoppiare.
Si, lui sentì scoppiare il cuore, come quando lei aveva riso. Ma ora era una sensazione diversa.
Ora c’era solo il ragazzo, alla stazione. Stava guardando il treno allontanarsi, e pareva scorgere gli occhi di lei nell’orizzonte. Ma lei era nel treno, lei tornava a casa. E si sapeva, non si sarebbe più sentita a casa senza di lui. Il ragazzo aveva uno sguardo sognante, ma era privo della sua luce. Come il sole, quando tramonta. E il cielo perde la sua luce, e la luna e le stelle non basteranno per illuminarlo. Il mondo ama il sole, e non sarà completamente luminoso fino a quando quella sfera luminosa non sorgerà. E il ragazzo, non sarà completamente felice fino a quando lei non tornerà.


Era passato tempo. Il ragazzo era nel buio della sua stanza, quel giorno non era andato a scuola. Sentiva voci in lontananza. Erano voci nella sua testa, e ricordavano la voce della ragazza. Se lo ricordava bene lui. Che quando parlava, era come se sussurasse. Le sue parole erano dette con delicatezza, e con quella dolcezza che non trovi dentro il cuore di chiunque. Vuoto nel petto.

A tanti chilometri da lui, sorpassato il mare, la ragazza era nell’aula scolastica. Era una lezione di epica, la sua materia preferita. Lei adorava distrarsi dai pensieri ascoltando la voce rilassata della professoressa che le narrava eventi immaginari, misti a realtà. Eventi di coraggio, o di viltà, di odio, e di amore. Ma quella volta non riusciva a concentrarsi. I suoi pensieri erano troppo forti. Come quando il vicino di casa ha la musica troppo alta, e tu anche se sei stanco, sei nel tuo letto ma non riesci a dormire. Lei provava la stessa sensazione. E in più, un vuoto nel petto.

A volte, quando due persone si salvano, è come se donassero un pezzo di loro stesse alla persona che le ha cambiato la vita. Ma voi penserete, “Un pezzo. Bene, si può sopravvivere senza un pezzo, no?”
È solo che entrambi si erano lasciati un pezzo vitale, il cuore. Come si fa a vivere senza un cuore? È già difficile sopravvivere, figuriamoci “vivere”.

A volte, quando due persone si pensano contemporaneamente, si crea un flusso di energia coso forte, da far sì che le persone sorridano nello stesso istante. Nonostante il mare le separi, nonostante ci sia un groviglio di strade tra di loro.
La ragazza tornava a scuola, cartella sulle spalle e capelli disordinati al vento.
E tanti chilometri lontano, il ragazzo era ancora fermo, gli occhi spenti, nella sua stanza. Eppure successe così, e per davvero dico, sorrisero.


Poi lo schermo del telefono della ragazza si illuminò. Si usavano telefonare spesso, i due. Ma non era mai successo che si sentissero a quell’ora. La ragazza era nel tragitto casa - scuola, così prese il telefono dalla tasca della cartella.


-Sai, la distanza è dura da superare. E poi c’è di mezzo il mare,-cominciò il ragazzo.
-Ehi, non si usa dire pronto?
Avrebbero dovuto cominciare a litigare ora, come facevano di solito, e poi far terminare tutto in una risata.
È solo che a volte, la sensazione di mancanza è così forte che ti fa scordare il resto. C’è solo quel vuoto nel petto che non se ne va via. E poi, tutta quella nostalgia.
Cosi lui fece finta di non sentire e continuò.
-Dicevo, la distanza è difficile da colmare. Ci vuole tanto tempo per arrivare da te, e io non posso farlo.- continuò il ragazzo.
Il cuore della ragazza batteva forte, non sapeva dove il ragazzo volesse arrivare.
-Sai, il tragitto è tanto, ma se poi ci si viene incontro, la distanza è meno per tutti e due. Ti va di venirmi incontro?
La ragazza si sarebbe dovuta rilassare, in realtà il cuore le batté ancora più forte, ma questa volta era per il pensiero di rivedere il ragazzo. Di rivedere quegli occhi che le facevano vibrare il cuore. Così la ragazza si sciolse, e glielo disse.
- Li possiamo colmare i chilometri. Devo vederti ora, non ce la faccio più. Il tuo sorriso nella mia mente è un tormento, non riesco più a dormire, e mi devo assicurare che tu stia bene. Non riesco a vivere non sapendo se il tuo sorriso lá dove sei, è vero o finto. Perché lo so, le persone non se ne accorgono di questi dettagli.-
Così il ragazzo, con le mani che gli tremavano, disse ” Vediamoci a metà strada tra me e te, lo sai dove devi scendere. Subito dopo aver oltrepassato Termoli. Veniamoci incontro, ci vedremo in stazione. Voglio abbracciarti.-

Il telegiornale dice che due treni si sono scontrati nel tragitto termoli ovest. Non ci sono sopravvissuti, entrambi i comandanti non hanno resistito all’impatto. Si parla di un guasto dei binari, si crede che il caldo abbia fatto surriscaldare le rotaie.
Non ci sono indagati, si pensa sia una tragedia le cui cause sono solo ed esclusivamente naturali.

Lei era stato il suo ultimo pensiero, prima dello schianto. Come si fa a non pensare a quegli occhi così belli, dentro i quali ci vedevi il mare?

Lui era stato il suo ultimo pensiero, prima del botto. Le pareti del mezzo erano vibrate. Lei già pensava agli occhi del ragazzo. Si era ripromessa che quando l’avrebbe rivisto non avrebbe distolto lo sguardo da lui. Tanto il mondo non aveva senso, se non lo guardava insieme a lui.

A volte, quando due persone si pensano contemporaneamente, si crea un flusso di energia così forte che fa sì che le persone sorridano, nello stesso istante.
Si erano pensati nello stesso momento, mentre i loro treni si sono schiantati. Nessuno è sopravvissuto.
Ma ne sono sicura, adesso entrambi staranno sorridendo.

Gliocchituoiparlano (via gliocchituoiparlano)

Brividi.

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oh cazzo..

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Dio…

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Dio mio, le lacrime.

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Piango.

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Stupendo

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I brividi..

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É la cosa più bella che io abbia mai letto …. Brividi…

(via sorriso-come-il-vento)

Una delle cose più belle che abbia mai letto, oddio. Piango.

(via luichemifacevasorridere)

Mio dio che bellezza

(via eravamoquelchetuttisognanoblog)
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La amo